venerdì, 10 ottobre 2008

Il Santo di oggi: San Daniele Comboni, Vescovo fondatore



Daniele Comboni, primo Vescovo cattolico dell'Africa Centrale e uno dei più grandi missionari nella storia della Chiesa, nasce a Limone sul Garda (Brescia ) il 15 marzo 1831, in una famiglia di contadini al servizio di un ricco signore della zona. Papà Luigi e mamma Domenica sono legatissimi a Daniele, il quarto di otto figli, morti quasi tutti in tenera età. Essi formano una famiglia unita, ricca di fede e valori umani, ma povera di mezzi economici. Ed è appunto la povertà della famiglia Comboni che spinge Daniele a lasciare il paese per andare a frequentare la scuola a Verona, presso l'Istituto fondato dal Sacerdote don Nicola Mazza.
In questi anni passati a Verona, Daniele scopre la sua vocazione al sacerdozio, completa gli studi di filosofia e teologia e soprattutto si apre alla missione dell'Africa Centrale, attratto dalle testimonianze dei primi missionari mazziani reduci dal continente africano. Nel 1854 Daniele Comboni viene ordinato sacerdote e tre anni dopo parte per l'Africa assieme ad altri 5 missionari mazziani, con la benedizione di mamma Domenica che arriva a dire: «Va', Daniele, e che il Signore ti benedica».
Dopo 4 mesi di viaggio, la spedizione missionaria di cui il Comboni fa parte arriva a Khartoum, la capitale del Sudan. L'impatto con la realtà africana è enorme. Daniele si rende subito conto delle difficoltà che la sua nuova missione comporta. Fatiche, clima insopportabile, malattie, morte di numerosi e giovani compagni missionari, povertà e abbandono della gente, lo spingono sempre più ad andare avanti e a non desistere da ciò che ha iniziato con tanto entusiasmo. Dalla missione di Santa Croce scrive ai suoi genitori: «Dovremo faticare, sudare, morire, ma il pensiero che si suda e si muore per amore di Gesù Cristo e della salute delle anime più abbandonate del mondo è troppo dolce per farci desistere dalla grande impresa».
Assistendo alla morte in Africa di un suo giovane compagno missionario, Comboni invece di scoraggiarsi si sente interiormente confermato nella decisione di continuare la sua missione: «O Nigrizia o morte», o l'Africa o la morte.
Ed è sempre l'Africa e la sua gente ciò che spinge il Comboni, una volta ritornato in Italia, a mettere a punto una nuova strategia missionaria. Nel 1864, raccolto in preghiera sulla tomba di San Pietro a Roma, Daniele ha una folgorante illuminazione che lo porta ad elaborare il suo famoso Piano per la rigenerazione dell'Africa, un progetto missionario sintetizzabile nella frase «Salvare l'Africa con l'Africa», frutto della sua illimitata fiducia nelle capacità umane e religiose dei popoli Africani.
In mezzo a non poche difficoltà e incomprensioni, Daniele Comboni intuisce che la società europea e la Chiesa cattolica sono chiamate a prendere in maggior considerazione la missione dell'Africa Centrale. A tale scopo, si dedica ad una instancabile animazione missionaria in ogni angolo d'Europa, chiedendo aiuti spirituali e materiali per le missioni africane tanto a Re, Vescovi e signori, quanto a gente povera e semplice. E come strumento di animazione missionaria crea una rivista missionaria, la prima in Italia.
La sua fede incrollabile nel Signore e nell'Africa lo porta a far nascere, rispettivamente nel 1867 e nel 1872, l'Istituto maschile e l'Istituto femminile dei suoi missionari, più tardi meglio conosciuti come Missionari Comboniani e Suore Missionarie Comboniane.
Come teologo del Vescovo di Verona, partecipa al Concilio Vaticano I facendo sottoscrivere a 70 Vescovi una petizione a favore dell'evangelizzazione dell'Africa Centrale (Postulatum pro Nigris Africæ Centralis).
Il 2 luglio 1877 Comboni viene nominato Vicario Apostolico dell'Africa Centrale e consacrato Vescovo un mese dopo: è la conferma che le sue idee e le sue azioni, da molti considerate troppo coraggiose se non addirittura pazze, sono quanto mai efficaci per l'annuncio del Vangelo e la liberazione del continente africano.
Negli anni 1877-78, insieme ai suoi missionari e missionarie, soffre nel corpo e nello spirito la tragedia di una siccità e carestia senza precedenti, che dimezza la popolazione locale e sfinisce il personale e l'attività missionaria.
Nel 1880, con la grinta di sempre, il Vescovo Comboni ritorna, per l'ottava e ultima volta, in Africa, a fianco dei suoi missionari e missionarie, deciso a continuare la lotta contro la piaga dello schiavismo e a consolidare l'attività missionaria con gli stessi africani. Un anno dopo, provato dalla fatica, dalle frequenti e recenti morti dei suoi collaboratori e dall'amarezza di accuse e calunnie, il grande missionario si ammala.
Il 10 ottobre 1881, a soli cinquant'anni, segnato dalla croce che mai lo ha abbandonato come fedele e amata sposa, muore a Khartoum, tra la sua gente, cosciente che la sua opera missionaria non morirà. «Io muoio, dice, ma la mia opera non morirà».
Daniele Comboni ha visto giusto. La sua opera non è morta; anzi, come tutte le grandi cose che «nascono ai piedi della croce», continua a vivere grazie al dono che della propria vita fanno tanti uomini e donne che hanno scelto di seguire il Comboni sulla via dell'ardua ed entusiasmante missione tra i popoli più bisognosi di fede e di solidarietà umana.
Il 26 marzo 1994 viene riconosciuta l'eroicità delle sue virtù.
Il 6 aprile 1995 viene riconosciuto il miracolo operato per sua intercessione a favore della ragazza afro-brasiliana Maria José de Oliveira Paixão.
Il 17 marzo 1996 viene beatificato da Giovanni Paolo II in San Pietro.
Il 20 dicembre 2002 viene riconosciuto il secondo miracolo operato per sua intercessione a favore della mamma musulmana sudanese Lubna Abdel Aziz.
Il 5 ottobre 2003 viene canonizzato da Giovanni Paolo II in San Pietro.

Significato del nome Daniele : "Dio ha giudicato" (ebraico).

sussurrato da reginapacis
alle 12:25

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Vangelo di oggi: La sua casa siamo noi

Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario



Oggi la Chiesa celebra : San Daniele Comboni, Vescovo, fondatore

Meditazione del giorno :
Pseudo-Macario: « La sua casa siamo noi » (Eb 3, 6)


Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 3,7-14.

Sappiate dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunziò ad Abramo questo lieto annunzio: In te saranno benedette tutte le genti. Di conseguenza, quelli che hanno la fede vengono benedetti insieme ad Abramo che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della legge, stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle. E che nessuno possa giustificarsi davanti a Dio per la legge risulta dal fatto che il giusto vivrà in virtù della fede. Ora la legge non si basa sulla fede; al contrario dice che chi praticherà queste cose, vivrà per esse. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede.


Salmi 111(110),1-2.3-4.5-6.

Alleluia. Renderò grazie al Signore con tutto il cuore, nel consesso dei giusti e nell'assemblea.
Grandi le opere del Signore, le contemplino coloro che le amano.
Le sue opere sono splendore di bellezza, la sua giustizia dura per sempre.
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi: pietà e tenerezza è il Signore.
Egli dà il cibo a chi lo teme, si ricorda sempre della sua alleanza.
Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere, gli diede l'eredità delle genti.


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 11,15-26.

Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

Pseudo-Macario, monaco anonimo del 6o secolo che attribuisce le sue omelie a San Macario Egiziano
Omelia 33 ; PG 34, 741-743

« La sua casa siamo noi » (Eb 3, 6)


Il Signore si stabilisce in un'anima fervente. Fa di essa il suo trono di gloria, vi si siede e vi dimora... Come la casa abitata dal suo padrone è tutta grazia, ordine e bellezza, così l'anima con la quale e nella quale il Signore dimora è tutta ordine e bellezza. Possiede il Signore e tutti i suoi tesori spirituali. Egli ne è l'abitante, ne è il capo.

Invece, orrenda è la casa il cui padrone e assente, il cui Signore è lontano ! Va in rovina, crolla, si riempie di sozzure e di disordine. Diventa, secondo la parola del profeta, un covo di serpenti e di demoni (Is 34, 14). La casa abbandonata si riempie di gatti, di cani, di immondizie. Com'è infelice quell'anima che non può rialzarsi dalla sua caduta funesta, che si lascia trascinare e giunge ad odiare il suo sposo e strappare i suoi pensieri da Gesù Cristo !

Ma quando il Signore la vede raccogliersi e cercare giorno e notte il suo Signore, gridare verso di lui com'egli stesso la invita : « Pregate sempre, senza stancarvi », allora « Dio le farà giustizia » (Lc 18, 1.7) – l'ha promesso – e la purificherà da ogni cattiveria. La farà sua sposa « senza macchia, né ruga » (Ef 5, 27). Credi nella sua promessa ; è verità. Guarda se la tua anima ha già trovato la luce che rischiarerà i suoi passi e il Signore che è suo cibo e bevanda. Queste cose ti mancano ancora ? Cercale giorno e notte, le troverai.

sussurrato da reginapacis
alle 12:23

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mercoledì, 08 ottobre 2008

Il Santo di oggi: S. Giovanni Calabria


Giovanni Calabria nacque a Verona l'8 ottobre 1873 da Luigi Calabria e Angela Foschio, ultimo di sette fratelli.
Poiché la famiglia viveva in povertà, quando il padre morì, dovette interrompere gli studi (frequentava la quarta elementare) e trovare lavoro come garzone: fu però notato per le sue qualità da don Lorenzo Scapini, Rettore di San Lorenzo, che lo aiutò a superare l'esame di ammissione al liceo del Seminario che frequentò come esterno.
A vent'anni venne chiamato per il servizio di leva.
Ripresi gli studi, dopo il servizio militare, e ,nel 1897, si iscrisse alla Facoltà di Teologia del Seminario con l'intenzione di diventare sacerdote. Un episodio singolare accadutogli segnò l'inizio della sua attività in favore degli orfani e degli abbandonati: una notte di novembre trovò un bambino abbandonato e lo accolse in casa sua, condividendone le comodità. Qualche mese dopo fondo la "Pia Unione per l'assistenza agli ammalati poveri".
Appena ordinato sacerdote, il giorno 11 agosto 1901, fu nominato Vicario Cooperatore nella parrocchia di S. Stefano e confessore del Seminario. Nel 1907 venne nominato Vicario della Rettoria di San Benedetto al Monte, dove intraprese anche la cura e l'accoglienza dei soldati.
Il 26 novembre dello stesso anno fondò l'"Istituto Buoni Fanciulli", trovando subito molti collaboratori anche tra i laici. Questo gruppo iniziale fu la base per i "Poveri Servi della Divina Provvidenza", approvati dal Vescovo di Verona l'undici febbraio 1932, e dal Papa il 25 aprile 1949.
Da allora la Congregazione continuò a diffondersi anche all'estero; nel 1934 quattro Fratelli furono inviati in India per occuparsi dei Paria.
Nel 1910 nacquero anche le Sorelle, la parte femminile della Congregazione, che dopo l'approvazione vescovile (25 marzo 1952) e quella pontificia (25 dicembre 1981), diventarono le "Povere Serve della Divina Provvidenza".
Per coinvolgere anche i laici nel suo progetto, fondò nel 1944 la "Famiglia dei Fratelli Esterni".
Intrattenne molti rapporti anche con le altre confessioni cristiane
Morì il 4 dicembre 1954.
Don Giovanni Calabria è stato beatificato dal Papa Giovanni Paolo II il 17 aprile 1988 e canonizzato, dallo stesso Papa, il 18 aprile 1999 .

sussurrato da reginapacis
alle 18:38

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Vangelo di oggi: Signore insegnaci a pregare

Mercoledì della XXVII settimana del Tempo Ordinario



Oggi la Chiesa celebra : S. Giovanni Calabria, Presbitero e fondatore

Meditazione del giorno :
Sant'Agostino : « Insegnaci a pregare »


Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 2,1-2.7-14.

Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi - poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani - e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare. Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: "Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?


Salmi 117,1.2.

Alleluia. Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 11,1-4.

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 80

« Insegnaci a pregare »


Credete forse, fratelli, che Dio non sappia che cosa vi è necessario? Lo sa bene e anzi previene i nostri desideri perché conosce i nostri bisogni. Così quando insegnava a pregare, ammoniva i suoi discepoli di non usare tante parole quando pregavano: «Non usate molte parole poiché il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno prima ancora che glie lo domandiate» (Mt 6,7-8)... Se il Padre nostro sa di che cosa abbiamo bisogno, prima ancora che glie lo domandiamo, perché gli rivolgiamo anche solo poche parole? Che motivo c'è di pregare se il Padre nostro sa già che cosa ci è necessario?...

Il Signore che dice: «Non usate molte parole nel pregare», in un altro passo dice: «Chiedete e vi sarà dato». Ma, perché non si pensasse che l'ordine di chiedere fosse stato dato solo incidentalmente, soggiunse: «Cercate e troverete», e perché non si pensasse che anche questo precetto fosse incidentale, vedi che cosa soggiunse, vedi come concluse: «Bussate alla porta e vi sarà aperto» (Mt 7,7). Vedi che cosa soggiunse. Vuole che tu chieda per ricevere, che tu cerchi per trovare, che tu bussi per entrare... Poiché dunque il Padre nostro sa già ciò di cui abbiamo necessità, perché chiedere? perché cercare? perché bussare? perché affaticarci col chiedere, cercare, bussare per farlo sapere a chi già lo sa? In un altro passo il Signore dice: «È necessario pregare sempre e non stancarsi» (Lc 18,1)... Che vuol dire ciò? Ebbene per capire ciò, devi chiedere, cercare, bussare. La porta è chiusa non perché Dio ti disprezzi, ma per metterti alla prova. Dobbiamo dunque, fratelli, esortare alla preghiera tanto noi che voi.

sussurrato da reginapacis
alle 18:37

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martedì, 07 ottobre 2008

I Santi di oggi: Beata Vergine Maria del Rosario



Il Rosario è nato dall'amore dei cristiani per Maria in epoca medioevale, forse al tempo delle crociate in Terrasanta. L'oggetto che serve alla recita di questa preghiera, cioè la corona, è di origine molto antica. Gli anacoreti orientali  (anacoreta è detto un religioso che abbandona la vita attiva e si allontana dagli uomini, vivendo isolato una vita ascetica e di contemplazione) usavano pietruzze per contare il numero delle preghiere vocali. Nei conventi medioevali i fratelli laici, dispensati dalla recita del salterio per la scarsa familiarità col latino, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei "Paternostri", per il cui conteggio, S. Beda il Venerabile, aveva suggerito l'adozione di una collana di grani infilati ad uno spago. Poi, narra una leggenda, la Madonna stessa, apparendo a S. Domenico, gli indicò nella recita del Rosario un'arma efficace per debellare l'eresia albigese.
Nacque così la devozione alla corona del rosario, che ha il significato di una ghirlanda di rose offerta alla Madonna. Promotori di questa devozione sono stati infatti i domenicani, ai quali va anche la paternità delle Confraternita del Rosario. Fu un papa domenicano, S. Pio V, il primo ad incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che, in breve tempo, divenne la preghiera popolare per eccellenza, una specie di "breviario del popolo", da recitarsi la sera, in famiglia, poiché si presta benissimo a dare un orientamento spirituale alla liturgia familiare.
La celebrazione della festività odierna fu istituita da S. Pio V nel 1572 (bolla «Salvatoris Domini») per commemorare la vittoria riportata il 7 ottobre 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva "S. Maria della Vittoria"); in quell'anno cadeva di domenica. In seguito, nel 1716, venne estesa alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X nel 1913.
La "festa del santissimo Rosario", com'era chiamata prima della riforma del calendario, compendia in un certo senso tutte le feste della Madonna e insieme i misteri di Gesù, ai quali Maria fu associata, con la meditazione di quindici momenti della vita di Maria e di Gesù.
Papa Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica  «Rosarium Virginis Mariae» del 16/10/2002 aggiunse, ai Misteri Gaudiosi – Dolorosi e Gloriosi, i Misteri della Luce, inseriti tra i Gaudiosi e Dolorosi, portando, dunque, a venti i momenti di contemplazione della vita di Maria e di Gesù.

Vangelo di oggi: "Maria ascoltava la sua parola"

Martedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario


Oggi la Chiesa celebra : Beata Vergine Maria del Rosario (memoria)

Meditazione del giorno :
Meister Eckhart : « Maria ascoltava la sua parola »




Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 1,13-24.

Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: "Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere". E glorificavano Dio a causa mia.


Salmi 139(138),1-3.13-14.14-15.

Al maestro del coro. Di Davide. Salmo. Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie;
Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra.


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,38-42.

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

Meister Eckhart (circa 1260-1327), teologo domenicano


« Maria ascoltava la sua parola »


Occorreva che Maria diventasse dapprima come Marta, prima di diventare realmente Maria. Infatti, mentre rimaneva seduta ai piedi del nostro Signore, non lo era ancora: lo era di nome, ma non ancora a causa di una sua realizzazione spirituale.

Alcuni spingono le cose fino all'estremo limite, da volere liberarsi dall'obbligo di ogni opera. Dico che questo non è giusto! Soltanto dopo aver ricevuto lo Spirito Santo i discepoli hanno cominciato a creare qualcosa di solido. Anche Maria, finché rimaneva ai piedi del nostro Signore, stava ancora imparando; anzi si era appena messa ad imparare; imparava a vivere. Ma poi, quando Cristo fu salito in cielo e quando lei ebbe ricevuto lo Spirito Santo, allora soltanto cominciò a servire. Ha attraversato il mare, ha predicato e ha insegnato ed è diventata una collaboratrice degli apostoli.

Fin dal primo momento in cui Dio è divenuto uomo e l'uomo Dio, anche Cristo ha cominciato a lavorare in vista della nostra beatitudine, e questo fino alla fine, quando morì sulla croce. Non c'è un solo membro del nostro corpo, che non partecipi a questa grande opera.

sussurrato da reginapacis
alle 16:59

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lunedì, 06 ottobre 2008

Il Santo di oggi: San Bruno, fondatore dei Certosini.



Bruno nacque a Colonia nel 1030. Ancora giovane andò a Reims, dove fin dal 1057 il vescovo Gervasio gli affidò la direzione della scuola di cui era stato allievo. Nel 1076 lasciò i suoi incarichi nella scuola e nella cancelleria ed fu costretto a cercare rifugio presso il conte Ebal di Roucy, a causa del dissidio col vescovo Manasse di Gournay, che lui aveva accusato di simonia (è la pratica di vendere e comprare cose religiose come cariche ecclesiastiche,assoluzione di peccati e indulgenze). Poté tornare in Francia solo nel 1080 quando Manasse fu deposto da apposito concilio.
In quegli anni difficili nacque la sua vocazione alla vita monastica; in una lettera Bruno racconta quell'inizio fervoroso. Egli e due suoi amici, accesi d'amor divino, nel giardino di un certo Adamo, avevano fatto voto di consacrarsi a Dio. Rientrato in Francia, si recò all'eremo di Molesme, sotto la guida di San Roberto. Successivamente, con sei compagni, cercò un luogo solitario per erigervi un suo monastero, ottenendo il terreno necessario dal vescovo di Grenoble, Ugo di Châteauneuf, in una valle solitaria nel cuore del massiccio che all'epoca si chiamava «Cartusia» (donde il nome italiano di «Certosa» e francese di «Chartreuse») nel Delfinato.
Il primo monastero fu fondato nell'estate dell'anno 1084, in una zona montana e boschiva, a 1175 m di altitudine. I lavori di costruzione cominciarono subito e proseguirono rapidamente. La chiesa fu l'unico edificio in pietra: condizione indispensabile per la sua consacrazione, che avvenne il 2 settembre 1085 per il ministero del vescovo Ugo.
Ma sei anni dopo Urbano II, già suo alunno alla scuola di Reims, lo convocò a Roma, al servizio della Santa Sede. Bruno non poteva declinare l'invito del Papa e dovette quindi abbandonare il deserto e i compagni.
Quando Bruno obbedì alla chiamata del Papa, previde che la sua giovane comunità di Certosa avrebbe sofferto molto del suo allontanamento, ed infatti i suoi confratelli, reputando di non poter continuare, senza la sua guida, la vita che con lui avevano abbracciata, si dispersero.
Bruno da Roma riuscì tuttavia a convincerli a riprendere la «via del deserto» e sotto la direzione di Landuino, da lui indicato come superiore, il gruppo si riunì di nuovo nell'eremo abbandonato. Ma l'anima di Bruno, ormai abituata alla preghiera solitaria e al colloquio continuo con il Signore, non si trovò a suo agio nell'ambiente della corte pontificia dell'epoca. Su proposta del papa Urbano i canonici di Reggio Calabria lo elessero arcivescovo, ma egli declinò la mitra per amore della sua vocazione contemplativa e con il desiderio di ritrovare al più presto la solitudine
Il conte Ruggero gli offrì un territorio nella località chiamata Torre, a circa 850 metri di altitudine, nel cuore della Calabria; ivi Bruno fondò l'eremo di Santa Maria, mentre a poco meno di 2 km più a valle - ove sorge l'attuale certosa - fondava per i fratelli conversi il monastero di Santo Stefano.
Bruno, riprendendo il genere di vita che aveva condotto in Francia, trascorse così, nell'eremo di Santa Maria e nella vita contemplativa in solitudine, gli ultimi dieci anni della sua esistenza.
Avvenne in questo periodo una memorabile visita: l'incontro di Bruno con Landuino, il suo successore nel governo della comunità della Certosa francese, che intraprese un lungo e faticoso viaggio per incontrarsi con il fondatore dei certosini.
Nel giugno 1101 morì il conte Ruggero, assistito da Bruno. Poco tempo dopo, la domenica 6 ottobre dello stesso anno, morì pure Bruno, circondato dai confratelli accorsi dalle case dipendenti da Santa Maria del Bosco.

Il papa Leone X autorizzò, il 19 luglio 1514, il culto di san Bruno, con una sentenza orale (vivae vocis oraculo), e il 17 febbraio 1623 Gregorio XV ne estese il culto alla Chiesa universale fissando la memoria liturgica al 6 ottobre.

sussurrato da reginapacis
alle 12:33

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Vangelo di ogg.: Il buon samaritano

Lunedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario


Il buon Samaritano

Oggi la Chiesa celebra : San Bruno, Monaco, Fondatore dei Certosini (mf)

Meditazione del giorno :
Sant'Ambrogio : «Un Samaritano... passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione»


Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 1,6-12.

Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.


Salmi 111(110),1-2.7-8.9.10.

Alleluia. Renderò grazie al Signore con tutto il cuore, nel consesso dei giusti e nell'assemblea.
Grandi le opere del Signore, le contemplino coloro che le amano.
Le opere delle sue mani sono verità e giustizia, stabili sono tutti i suoi comandi,
immutabili nei secoli, per sempre, eseguiti con fedeltà e rettitudine.
Mandò a liberare il suo popolo, stabilì la sua alleanza per sempre.
Santo e terribile il suo nome. Principio della saggezza è il timore del Signore, saggio è colui che gli è fedele; la lode del Signore è senza fine.


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,25-37.

Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».

Meditazione del giorno:

Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento sul vangelo di Luca, 7, 74s ; SC 52, 34

«Un Samaritano... passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione»


Un Samaritano scendeva per quella strada. «Nessuno è mai disceso dal cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è salito al cielo» (cfr Gv 3,13). Dopo aver visto mezzo morto quest'uomo che nessuno aveva potuto guarire..., gli viene accanto; cioè accettando di soffrire con noi, si è fatto nostro prossimo e, avendo compassione di noi, si è fatto nostro vicino.

«Gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino». Questo medico ha molti rimedi con i quali è solito guarire. Le sue parole sono un rimedio: una tale parola benda le piaghe, un'altra vi versa del balsamo, un'altra il vino che la purifica... «Poi caricatolo sopra il suo giumento». Ascolta come egli ti ci carica: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Is 53,4). Anche il pastore si è messo in spalla la pecora spossata (Lc 15,5)...

«Lo portò in una locanda e si prese cura di lui»... Ma il Samaritano non poteva rimanere a lungo sulla nostra terra; doveva tornare nel luogo da cui era disceso. Dunque «il giorno seguente» – quale è questo giorno se non il giorno della risurrezione del Signore, di cui è stato detto: «Questo è il giorno fatto dal Signore» (Sal 117,24)? – «estrasse  due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui». Cosa sono questi due denari? Forse i due Testamenti, che portano l'effigie del Padre eterno, e per i quali le nostre ferite sono state guarite... Beato colui al quale Gesù dice: « Ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno»... Promette dunque la ricompensa. Quando tornerai, Signore, se non nel giorno del giudizio? Benché tu sia sempre ovunque, stando in mezzo a noi senza che noi ti riconosciamo, verrà un giorno in cui ogni mortale ti vedrà venire. E renderai ciò che devi. Come lo renderai, Signore Gesù? Hai promesso ai buoni una larga ricompensa in cielo, ma renderai più ancora quando dirai: «Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,21).

sussurrato da reginapacis
alle 12:32

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domenica, 05 ottobre 2008

I Santi di oggi: Santa Faustina Kowalska



Suor Faustina, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso di lei il Signore da al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.
Suor Faustina nacque il 25 agosto 1905, terza di dieci figli, da Marianna e Stanislao Kowalski, contadini del villaggio di Głogowiec. Al battesimo,  nella parrocchia S. Casimiro di Świnice Warckie, le fu dato il nome di Elena. Fin dall'infanzia si distinse per l'amore alla preghiera, per la laboriosità, per l'obbedienza e per una grande sensibilità alla povertà umana. All'età di nove anni ricevette la Prima Comunione; fu per lei un'esperienza profonda perché ebbe subito la consapevolezza della presenza dell'Ospite Divino nella sua anima. Frequentò la scuola per appena tre anni scarsi. Ancora adolescente lasciò  la famiglia per lavorare come domestica presso alcune famiglie benestanti di Aleksandrów, Łódź e Ostrówek, per mantenersi e per aiutare i genitori.
Fin dal settimo anno di vita sentiva nella sua anima la vocazione religiosa, ma non avendo il consenso dei genitori per entrare in convento, cercava di sopprimerla. Sollecitata poi da una visione di Cristo sofferente (nel suo «Diario»  - raccolta di VI quaderni -  racconta che un giorno, mentre era ad un ballo insieme alla sorella, Gesù flagellato le disse: "Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?"), partì per Varsavia dove il 1 agosto del 1925 entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia.
Il 3 aprile 1927 comincia la dura prova della notte dell'anima che durerà un anno e mezzo. Il 30 aprile 1928 Suor Faustina pronuncia i primi voti temporanei che rinnoverà annualmente per cinque anni fino ai voti perpetui che pronunciò il 1° maggio 1933.
Col nome di Suor Maria Faustina trascorse in convento tredici anni nelle diverse case della Congregazione, soprattutto a Cracovia, Vilno e Płock, lavorando come cuoca, giardiniera e portinaia.
All'esterno nessun segno faceva sospettare la sua vita mistica straordinariamente ricca. Svolgeva con diligenza tutti i lavori, osservava fedelmente le regole religiose, era concentrata, silenziosa e nello stesso tempo piena di amore benevolo e disinteressato. La sua vita, apparentemente ordinaria, monotona e grigia, nascondeva in sé una profonda e straordinaria unione con Dio.
Alla base della sua spiritualità si trova il mistero della Misericordia Divina che essa meditava nella parola di Dio e contemplava nella quotidianità della sua vita. La conoscenza e la contemplazione del mistero della Misericordia di Dio sviluppavano in lei un atteggiamento di fiducia filiale in Dio e di misericordia verso il prossimo. Scriveva: «O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in sé una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia, voglio glorificarlo. La Tua misericordia, o Gesù, sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita. (Q. IV, 7)» .
Gli anni della sua vita religiosa abbondarono di grazie straordinarie: le rivelazioni, le visioni, le stigmate nascoste, la partecipazione alla passione del Signore, il dono dell'ubiquità, il dono di leggere nelle anime umane, il dono della profezia e il raro dono del fidanzamento e dello sposalizio mistico. Il contatto vivo con Dio, con la Madonna, con gli angeli, con i santi, con le anime del purgatorio, con tutto il mondo soprannaturale fu per lei non meno reale e concreto di quello che sperimentava con i sensi. Malgrado il dono di tante grazie straordinarie era consapevole che non sono esse a costituire l'essenza della santità. Scriveva nel «Diario»: «Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono ad essa elargitola rendono perfetta, ma l'unione intima della mia anima con Dio. I doni sono soltanto un ornamento dell'anima, ma non ne costituiscono la sostanza né la perfezione. La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio (Q. III, 28).»
Il Signore scelse Suor Maria Faustina come segretaria e apostola della sua misericordia per trasmettere, mediante lei, un grande messaggio al mondo. «Nell'Antico Testamento mandai al Mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi mando te a tutta l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso (Q.V,155).»
La missione di Suor Faustina è stata descritta nel «Diario» che lei redigeva seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri confessori, annotando fedelmente tutte le parole di Gesù e rivelando il contatto della sua anima con lui. Il Signore diceva a Faustina: «Segretaria del Mio mistero più profondo, ... il tuo compito più profondo è di scrivere tutto ciò che ti faccio conoscere sulla Mia misericordia, per il bene delle anime che leggendo questi scritti proveranno un conforto interiore e saranno incoraggiate ad avvicinarsi a Me (Q. VI, 67).»   Quest'opera infatti avvicina in modo straordinario il mistero della Misericordia Divina. Il «Diario», tradotto in varie lingue, tra cui inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, ceco, slovacco e arabo, affascina non soltanto la gente comune ma anche i ricercatori che scoprono in esso una fonte supplementare per le loro ricerche teologiche. [Oggi si può leggerlo on-line ed anche scaricarlo : www.festadelladivinamisericordia.com – sullo stesso sito si trova anche la Coroncina della Divina Misericordia : "Per la recita di questa Coroncina Mi piace concedere tutto ciò che Mi chiederanno" (Q...., V, 124 ) ]
Suor Faustina, distrutta dalla malattia e dalle varie sofferenze, che sopportava volentieri come sacrificio per i peccatori, nella pienezza della maturità spirituale e misticamente unita a Dio, morì a Cracovia il 5 ottobre 1938 all'età di appena 33 anni. La fama della santità della sua vita crebbe insieme alla diffusione del culto alla Divina Misericordia sulla scia delle grazie ottenute tramite la sua intercessione.
Tra il 1965 e il 1967 si svolse a Cracovia il processo informativo relativo alla sua vita e alle sue virtù, la sua causa fu promossa dall'allora vescovo ausiliare di Cracovia, Karol Wojtyła e nel 1968 iniziò a Roma il processo di beatificazione che si concluse nel dicembre del 1992.

Papa Giovanni Paolo II scrisse una enciclica: Dives in Misericordia, la seconda del suo pontificato (30/11/1980), interamente dedicata alla devozione appresa dall'umile suora polacca.

Suor Faustina fu beatificata da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma, il 18 aprile 1993 e dichiarata santa dallo stesso Papa il 30 aprile 2000. In quell'occasione il Papa stabilì per la prima volta la Festa della Divina Misericordia, da celebrarsi ogni anno nella prima domenica dopo Pasqua. Le reliquie di Santa Faustina si trovano nel santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki ma, parte di esse, sono sparse nel mondo intero.

sussurrato da reginapacis
alle 08:22

commenti | i santi di oggi

Vangelo di oggi: La parabola del vignaiolo

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)



Oggi la Chiesa celebra : Santa Faustina Kowalska, Suora

Meditazione del giorno :
San Basilio : Portare frutto


Libro di Isaia 5,1-7.

Canterò per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.


Salmi 80,9.12.13-14.15-16.19-20.

Hai divelto una vite dall'Egitto, per trapiantarla hai espulso i popoli.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare e arrivavano al fiume i suoi germogli.
Perché hai abbattuto la sua cinta e ogni viandante ne fa vendemmia?
La devasta il cinghiale del bosco e se ne pasce l'animale selvatico.
Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato.
Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.
Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti, fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi.


Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,6-9.

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,33-43.

Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

San Basilio (circa 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa
Omelia 5 sull' Hexameron, 6 ; SC 26, 304

Portare frutto


I Signore non cessa di paragonare l'anima degli uomini a delle vigne: «Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle» (Is 5,1); «Ho piantato una vigna e l'ho circondata con una siepe» (cfr Mt 21,33). Sono evidentemente chiamate da Gesù come sua vigna, le anime, che egli ha circondate, con i suoi comandamenti e con la custodia dei suoi angeli, come con una siepe. Infatti «l'angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono» (Sa 33,8). Poi ha piantato attorno a noi una specie di supporto, stabilendo alcuni nella Chiesa «in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri» (1 Cor 12,28). Inoltre, con gli esempi dei santi che ci hanno preceduto, eleva i nostri pensieri senza lasciarli cadere a terra dove meriterebbero di venire calpestati. Vuole che gli abbracci della carità, come i viticci di una vigna, ci attacchino al prossimo e ci facciano riposare su di lui. Così, tenendo sempre il nostro slancio diretto verso il cielo, ci eleveremo come delle vigne rampicanti, fino ai più alti vertici.

Ci chiede ancora di consentire ad essere sarchiati. Ora un'anima è sarchiata quando si allontana dalle preoccupazioni del mondo che sono un fardello per i nostri cuori. Così colui che allontana da sé l'amore carnale e l'attaccamento alle ricchezze o che ritiene detestabile e disprezzabile la passione per questa miserabile vana gloria è per così dire stato sarchiato, e nuovamente respira, sgombrato dal  fardello inutile delle preoccupazioni del mondo.

Ma, per rimanere nella linea della parabola, non occorre produrre soltanto del legno, cioè vivere con ostentazione, né ricercare la lode di quelli di fuori. Occorre portare frutto, riservando cioè le nostre opere per mostrale al vero vignaiolo (Gv 15,1).

sussurrato da reginapacis
alle 08:17

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